L’Articolo del Mese: Porphyrellus porphyrosporus

Il Fascino cupo di… Porphyrellus porphyrosporus (Fr. & Hök) E.-J. Gilbert

Il protagonista del mese di luglio della nostra ormai consueta rubrica è un’insolita quanto poco comune boletacea dai colori decisamente poco vivaci, ma così peculiari e caratteristici che si può serenamente affermare, quantomeno in Europa, che è altamente improbabile la possibilità di confusione con altre specie a tubuli e pori.  Porphyrellus porphyrosporus si colloca nel grande Ordine Boletales E.-J. Gilbert all’interno della Famiglia Boletaceae Chevallier e si distingue per avere il cappello e il gambo uniformemente di un colore bruno-olivastro, fuligginoso tendente al nerastro, con una superficie asciutta, opaca e finemente vellutata. I tubuli e i pori presentano colorazioni grigiastre nei giovani esemplari poi bruno tabacco con tonalità porporine per via della sporata (bruno porpora) negli esemplari maturi. Il cappello si presenta carnoso dapprima emisferico poi convesso quindi appianato-pulvinato con un profilo tendenzialmente regolare ma talvolta anche lievemente irregolare per la presenza di avvallamenti e protuberanze che gli conferiscono un aspetto “martellato”; vira lentamente e tardivamente al nerastro alla manipolazione o alla lesione, così come i pori che alla pressione assumono tonalità bruno sordide.  Il gambo è centrale o lievemente eccentrico, pieno, diritto o incurvato, da ventricoso a cilindrico spesso allargato verso il basso fino a clavato con l’estremità di colore biancastro; presenta una superficie non reticolata e priva di qualunque tipo di ornamentazione sebbene talvolta possa presentare un accenno di reticolo nella parte superiore del gambo, in prossimità del cappello. La carne, in contrasto alle colorazioni generali dello sporoforo, è biancastra e alla sezione vira debolmente all’azzurro molto pallido sopra i tubuli e talvolta nella zona di connessione col gambo, al rosa pallido altrove.

Per quanto riguarda l’ambiente e il periodo di crescita questa specie si può trovare in boschi di conifere (Picea abies, Abies alba, Pinus spp., Larix decidua) in zona alpina, montana e submontana ma anche in foreste miste di latifoglie e faggete pure (Fagus sylvatica) a crescita singola o in piccoli gruppi dall’estate all’autunno.

L’aspetto un po’ “lugubre” di questa specie la rende sicuramente poco invitante e nonostante sia commestibile dopo cottura ne è sconsigliato il consumo per via del sapore acidulo e sgradevole. Sebbene la possibilità di confondere questo taxon con altre boletaceae sia molto limitata le colorazioni del cappello e la cuticola tomentosa e vellutata potrebbero ricondurlo a specie del genere Neoboletus Gelardi, Simonini & Vizzini che però presentano pori che vanno dal giallo al rosso, gambo con presenza di punteggiatura e viraggio della carne al taglio al blu intenso. Anche la confusione con Strobilomyces strobilaceus (Scop.) Berk. per via dei cromatismi fuligginosi è piuttosto remota in quanto quest’ultimo presenta uno sporoforo tipicamente squamoso sia sul pileo che sullo stipite. Lo scambio con i porcini, poi, è pressoché inesistente poiché quest’ultimi presentano sempre pori bianchi, poi gialli e infine verde oliva per via della maturazione sporale, gambo reticolato e carne bianca immutabile.

Federica Costanzo